Foliage a Durlo in alta Valle del Chiampo
Durlo, frazione di Crespadoro, è un luogo che sul mio blog è già comparso in altri contesti. Qui torno per raccontare il foliage a Durlo, osservato nel suo rapporto con la luce e con il paesaggio.
Era successo con la Durona Trail, dove il territorio diventava spazio di fatica e movimento, ed era successo con le acque del Chiampo, dove il filo del racconto seguiva il paesaggio attraverso il tema dell’acqua.
Questa volta il punto di osservazione è diverso. A guidare lo sguardo sono soprattutto i colori dell’autunno, che qui non si presentano come semplice effetto stagionale, ma come trasformazione leggibile del bosco e dei versanti.
Anche il foliage, del resto, è un tema che ritorna spesso nelle mie fotografie. Mi era già capitato di cercarlo in Trentino-Alto Adige e tra le colline di Castelvetro di Modena. A Durlo, però, assume un carattere diverso: meno costruito sull’idea di spettacolo, più legato al ritmo dei prati, delle contrade, dei boschi misti e delle montagne che chiudono la valle.
Un autunno fatto di specie diverse
Qui il colore non nasce da una sola presenza vegetale. Nasce piuttosto dall’incontro di alberi diversi, ciascuno con tempi e tonalità proprie.
I faggi portano spesso i gialli più limpidi e uniformi, soprattutto sui versanti più alti e continui.
I castagni, molto presenti in queste zone, tendono invece a toni più caldi, tra giallo carico, rame e bruno.
Qua e là compaiono anche aceri, con accensioni più aranciate o rossastre, e in alcuni tratti di bosco si colgono differenze che fanno pensare anche a carpini e ad altre essenze minori.
Il risultato non è un colore solo, ma un mosaico. Ed è probabilmente questo che rende interessante il foliage di Durlo: non la forza di un’unica tinta, ma la convivenza di molte variazioni nello stesso spazio.
La valle, le contrade, i prati
Una parte del fascino di Durlo sta proprio nel rapporto tra il bosco e gli spazi aperti. I prati interrompono i versanti, le contrade emergono quasi all’improvviso, e il paesaggio mantiene una misura ancora leggibile.
I castagni sembrano accompagnare bene questa transizione tra bosco e margini abitati, mentre i faggi occupano con maggiore continuità interi tratti dei pendii. In alcune immagini gli alberi più chiari in primo piano, forse pioppi o salici, introducono una nota diversa, più leggera, prima che il bosco riprenda il sopravvento sullo sfondo.
Questo equilibrio tra coltivato, abitato e naturale rende il foliage meno astratto. Non è un fondale indistinto, ma qualcosa che dialoga con i luoghi vissuti.
Guardare da vicino, guardare da lontano
In un post come questo mi interessava alternare letture diverse.
Da lontano, il paesaggio mostra la struttura generale della valle: i versanti, i prati, le case, le linee che salgono verso le cime.
Da vicino, invece, il bosco rivela la sua trama: faggi, castagni e qualche acero si distinguono non tanto in modo botanico rigoroso, quanto come presenza visiva, per il modo in cui occupano la luce e cambiano colore.
È una differenza importante. Da lontano si vede il paesaggio. Da vicino si capisce meglio da cosa è composto.
Le nuvole, la luce, il tempo breve dell’autunno
In alcune immagini la luce resta uniforme, in altre cambia rapidamente. Le nuvole si abbassano sulle montagne, tagliano i versanti, accendono solo una parte del bosco.
Quando succede, i faggi gialli emergono con maggiore chiarezza, mentre i castagni tengono meglio i passaggi più morbidi e profondi. Gli aceri, dove presenti, introducono piccoli punti di contrasto più vivo.
Anche per questo l’autunno è interessante da fotografare: non solo perché cambia i colori, ma perché modifica continuamente i rapporti tra luce, specie vegetali e morfologia del terreno.
Un tema ricorrente, ma mai uguale
Il foliage ritorna spesso nelle mie fotografie, ma non si ripete davvero mai.
In Trentino-Alto Adige al Lago di Tovel in Val di Non il colore si legava a paesaggi più netti, con un ordine quasi esemplare.
A Castelvetro di Modena il racconto autunnale del foliage passava invece attraverso le colline coltivate e il rapporto con la campagna.
A Durlo tutto è più misto, più raccolto, più vicino all’idea di un paesaggio abitato che cambia senza perdere misura.
Forse è proprio questa la sua qualità più interessante: un autunno meno dichiarato, ma più vero.
Nota fotografica
Le fotografie sono state scattate in ottobre 2020, cercando di alternare:
- vedute ampie della valle
- dettagli del bosco
- contrade e margini abitati
- segni semplici dell’autunno, come il sentiero coperto di foglie
Ho cercato di mantenere un trattamento sobrio, lasciando che a parlare fossero soprattutto il rapporto tra luce, rilievo e varietà delle piante presenti sui versanti.
Vuoi scoprire altro sull’alta valle del Chiampo?
Se ti interessa continuare l’esplorazione di questa valle, qui trovi altri racconti e percorsi che ho seguito nel tempo, tra natura, acqua e piccoli borghi.
- Durona Trail – una corsa tra sentieri e panorami aperti sulla valle
- Le acque del Chiampo – sorgenti, torrenti e tracce di un rapporto antico con il territorio
- Presepi di Campodalbero – un percorso invernale tra case e contrade, fatto di dettagli e silenzio
Chiusura
A Durlo l’autunno non è solo una stagione che colora il paesaggio. È anche un modo per leggere meglio il territorio: i faggi, i castagni, gli aceri, i prati, le contrade, le montagne.
Tutto resta al proprio posto, ma per qualche settimana cambia tono. E questo basta a rendere il luogo diverso, pur restando perfettamente riconoscibile.






Un pensiero su “Durlo in autunno: tra faggi, castagni e contrade”
Un tema particolarmente a me caro, dove nel corso degli anni ho accumulato centinaia e centinaia di foto sul foliage regalando e regalandomi momenti magici sia per la visione delle fotografie che durante le varie passeggiate (questa tra l’altro fatta assieme a te). E non solo nella nostra valle molto ricca dei colori del foliage, ma anche sull’altopiano di Asiago, in val Vigezzina tra Domodossola e Lugano, nel parco della villa di Monza. Insomma gli scenari ed i luoghi cambiano, ma resta la stessa magia nel cogliere il momento di luce ottimale per far risaltare al meglio i colori dell’autunno. Ecco, qui gioca inevitabilmente un ruolo importante la PP che come sempre non deve essere invasiva, ma deve addomesticare bene il tutto esaltando quanto di dovuto.