Una visita alla Biennale Arte 2026 come esercizio di curiosità, spaesamento e attenzione alle opere, alle culture e alle memorie.
Biennale Arte 2026: una nota personale
Visitando la Biennale Arte 2026 mi sono ritrovato a riflettere, ancora una volta, sul valore dello spaesamento.
Non ho una formazione artistica e non possiedo gli strumenti del critico d’arte.
Eppure torno alla Biennale Arte di Venezia ogni volta che posso.
La visita procede per incontri, deviazioni e domande, più che per risposte immediate.
Le opere della Biennale Arte 2026 e l'impossibile come orizzonte dei possibili
L’arte contemporanea spesso immagina ciò che normalmente consideriamo improbabile o impossibile.
Una figura umana che diventa un albero.
Un tappeto che sembra sciogliersi.
Biennale Arte 2026: il doppio spaesamento dell'arte e delle culture
Alla Biennale accade però qualcosa di ancora più interessante.
Lo spaesamento generato dall’arte contemporanea si somma allo spaesamento dell’incontro con culture diverse.
Molte delle opere esposte arrivano da paesi che conosco poco o che conosco soltanto attraverso viaggi, libri e racconti.
Le installazioni del Padiglione Oman, della Cina, dell’India o della Turchia portano con sé simboli, tradizioni, sensibilità e riferimenti culturali che spesso non appartengono al mio orizzonte abituale.
La memoria alla Biennale Arte 2026
Una delle opere che mi ha colpito maggiormente è stata Permanent Address dell’artista indiana Sumakshi Singh.
La ricostruzione della casa ancestrale dell’artista attraverso una trama di fili e ricami produce un effetto sorprendente.
La casa è presente e assente allo stesso tempo.
Esiste e non esiste.
Anche Notebook di Laurie Anderson lavora sulla memoria, sul linguaggio e sulle tracce che lasciamo dietro di noi.
Natura, ritualità e trasformazione alla Biennale Arte 2026
Molte opere di questa edizione sembrano suggerire una relazione più stretta tra esseri umani, natura e memoria.
La grande installazione botanica della mostra In Minor Keys, la scultura Not Just for Us di Alwar Balasubramaniam e le opere di Nick Cave sembrano appartenere a un dialogo comune.
Persone e comunità alla Biennale Arte 2026
Nel Padiglione Italia ho trovato particolarmente interessanti le opere di Chiara Camoni.
Le figure in ceramica della serie Con te con tutto sembrano appartenere a una comunità silenziosa.
Osservate singolarmente raccontano una presenza.
Osservate insieme raccontano una relazione.
Perché continuo a tornare
Non credo che la Biennale mi renda più competente in fatto d’arte.
Credo però che continui ad allenare qualcosa che considero prezioso: la curiosità.
Guardare, ascoltare, osservare e talvolta non capire immediatamente mi costringe a rallentare.
Mi obbliga a considerare punti di vista diversi.
Link esterni utili
Per approfondire
- Biennale Arte 2026 – In Minor Keys
- Nick Cave alla Biennale Arte 2026
- Elenco degli artisti partecipanti
- Faig Ahmed – sito ufficiale
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Le immagini non inserite nei blocchi narrativi completano il racconto visivo del post.
Sintesi del post
Titolo: Biennale Arte 2026: il piacere di sentirsi spaesati
Luogo: Venezia, Italia
Tema principale: arte contemporanea, curiosità e spaesamento.





4 pensieri su “Biennale Arte 2026: il piacere di sentirsi spaesati”
caro Nicola, sempre belli i tuoi post. Si, la curiosità è fondamentale. come ci insegnava anche Luigi Ghirri a proposito della curiosità dei bambini. E una curiosità mia, la scultura Amalgam è proprio di Nick Cave, il cantante rock?
Caro Paolo, sì, è proprio di Nick Cave. Qui puoi trovare una sua intervista relativa proprio alla sua partecipazione alla Biennale di Venezia 2026: https://www.artribune.com/arti-visive/arte-contemporanea/2026/05/intervista-nick-cave/
Intanto direi che l’impostazione della pagina e degli articoli è veramente fatta bene ed è una riconferma di quanto ti dicevo: scorrevole, non dispersiva e pertanto facile da seguire, grafica ottimale. Se poi ci aggiungiamo la tua proprietà di sintesi e di chiarezza è davvero un piacere seguire i vari articoli che ci proponi e per i quali io ti ringrazio di condividere poiché non tutti riusciamo ad andare in certi posti per vari motivi ed è già molto poterli vedere via web. La curiosità e lo stimolo che inserisci per visitare luoghi e fare delle conoscenze degli argomenti trattati sono ben congeniati. Rilevo anche l’aspetto migliorato delle foto immesse dove viene più curata la composizione e la foto in se stessa, salvo una che andrebbe ricomposta. Complimenti sinceri.
Caro Enzo, mi fa piacere che tu abbia apprezzato il post sulla Biennale di Venezia 2026. Conosco bene il rigore dei tuoi giudizi e quindi apprezzo ancor di più. Mi incuriosisce sapere quale delle foto “andrebbe ricomposta”. Come sai, sono anche io sempre curioso di conoscere i miei limiti per provare a superarli.