Alle 5:40 del mattino Burano è già illuminata, ma non è ancora sveglia.
Il primo vaporetto proveniente da Venezia attracca davanti a un’isola quasi immobile. Qualche luce rimane accesa, le serrande sono abbassate, i tavolini sono coperti. Nelle calli non si sente il brusio dei visitatori e lungo i canali le barche sembrano ancora addormentate.
È una Burano prima dei turisti, ma anche qualcosa di più: un paese che, per qualche ora, non deve ancora mostrarsi a nessuno.
Arrivare prima del giorno
Per essere qui a quest’ora mi sono svegliato alle 3:15.
Una levataccia che ha avuto senso non tanto perché mi abbia permesso di fotografare luoghi normalmente inaccessibili, quanto perché mi ha fatto incontrare un tempo diverso dell’isola.
Appena sbarcato, la luce era ancora profondamente azzurra. All’imbarcadero erano accesi i lampioni e le luci del vaporetto. Poco più avanti, sotto tende raccolte e insegne spente, i negozi apparivano come elementi silenziosi di una scenografia non ancora allestita.
Anche Piazza Galuppi era vuota. Il campanile, le facciate colorate e i portici erano già perfettamente riconoscibili, ma mancava ciò che normalmente associamo a Burano: il movimento continuo delle persone.
Il paese era presente. La destinazione turistica non ancora.
I colori senza spettatori
Quando si fotografa Burano si è inevitabilmente attratti dai suoi colori, dai riflessi nei canali e dalle sequenze delle case. Sono gli stessi elementi che ricorrono in migliaia di fotografie e che rischiano di trasformare l’isola in una cartolina sempre uguale.
All’alba, però, quei colori assumono un significato differente.
Prima sono trattenuti dalla luce blu e mescolati al giallo dei lampioni. Poi, lentamente, riemergono. Il rosa, il verde, il giallo e l’azzurro tornano a distinguersi, ma non hanno ancora nessuno davanti a cui mostrarsi.
Le fondamenta sono vuote. Le barche rimangono ferme. L’acqua, non ancora increspata dal traffico, riflette le case con particolare nitidezza.
Burano possiede già tutti i propri colori, ma non è ancora diventata spettacolo.
Le presenze minime
Per molto tempo le sole presenze incontrate sono state quelle degli animali.
Un cane attraversava un sottoportico illuminato. Un gatto osservava la calle da una finestra aperta.
Poco lontano, un’edicola votiva era ancora rischiarata da una lampada, circondata da fiori.
Sono segni piccoli, quasi domestici. Ricordano che dietro le facciate fotografate ogni giorno esiste un paese abitato, con le sue consuetudini e i suoi spazi privati.
Era proprio questa dimensione a emergere nel silenzio: non una Burano priva di vita, ma una vita ancora ritirata dentro le case.
La macchina turistica ancora spenta
Con l’aumentare della luce diventava sempre più visibile anche ciò che di giorno tende a confondersi con la folla.
Sedie impilate, ventilatori fermi, tavolini protetti dai teli, dehors vuoti, insegne e menu in attesa. Tutto ciò che poche ore dopo avrebbe accolto centinaia di persone era ancora raccolto e inattivo.
Il sole era ormai sorto, ma la giornata pubblica dell’isola non era ancora cominciata.
Ero arrivato immaginando di fotografare una progressiva accelerazione: le prime aperture, le consegne, gli abitanti al lavoro e infine l’arrivo dei visitatori. Ho scoperto invece che Burano si sveglia molto più tardi del sole.
La lunga attesa è diventata così il vero soggetto delle fotografie.
I primi movimenti
Soltanto verso la fine della mattinata fotografica sono apparse le prime figure umane.
Un abitante percorreva lentamente una fondamenta. Davanti a un bar si formava un piccolo gruppo. Il panificio aveva aperto e cominciava ad accogliere i primi clienti.
Non era ancora il risveglio pieno dell’isola. Erano soltanto segnali: la vita che tornava gradualmente nello spazio pubblico.
Dopo le 7:30 ho ripreso il vaporetto. La sveglia alle 3:15 cominciava a farsi sentire e non avevo voglia di aspettare che Burano completasse la propria trasformazione.
La luce piena, l’isola ancora vuota
Nell’ultima fotografia il sole colpisce finalmente le facciate e le riflette nel canale. I colori sono quelli intensi e luminosi per cui l’isola è conosciuta. Le calli, tuttavia, sono ancora quasi vuote.
È forse questa l’immagine che meglio riassume l’intero percorso.
Burano è già diventata riconoscibile, ma non è ancora diventata la Burano dei visitatori. Per un breve intervallo rimane sospesa tra due condizioni: non più immersa nella notte e non ancora consegnata allo sguardo turistico.
È Burano prima di Burano.

Per conoscere Burano
Questo è un racconto fotografico delle prime ore del mattino.
Per conoscere meglio l’isola, le sue case colorate e i luoghi attraversati nel racconto, puoi leggere la pagina dedicata a Burano di Venezia Unica. Per approfondire la tradizione del merletto, legata a Piazza Galuppi, visita il sito del Museo del Merletto.




