Articolo pubblicato
Bobbio e Giuriolo per un’idea esigente di democrazia
Un articolo pubblicato dal Giornale di Vicenza nel gennaio 2024, a vent’anni dalla morte di Norberto Bobbio, sul legame civile e intellettuale tra Bobbio e Antonio Giuriolo.
Il Giornale di Vicenza · Cultura & Spettacoli · 12 gennaio 2024
Il testo pubblicato
Nel gennaio 2024, a vent’anni dalla morte di Norberto Bobbio, il Giornale di Vicenza ha pubblicato un mio articolo nella sezione Cultura & Spettacoli.
Riprendo qui quel testo in forma leggibile, affiancandolo alla scansione della pagina pubblicata, conservata come documento originale.
Il riferimento a Bobbio ha per me anche un significato personale e intellettuale: è l’autore su cui mi sono laureato. Lo ricordo qui in modo sobrio, come contesto di lettura, non come elemento celebrativo.
Bobbio, Giuriolo e la memoria di un’amicizia civile
Nell’occasione sovviene il ricordo della sua vicinanza intellettuale ed amicizia con l’eroe Antonio (Toni) Giuriolo morto combattendo per la nostra libertà contro i nazifascisti. Si conobbero all’Università di Padova dove Bobbio insegnò dal 1940 al 1948.
Nel ricordarne la vita e la tragica morte, Bobbio tenne nel settembre 1948 a Vicenza una orazione funebre che univa aspetti umani e valoriali: «Ad Arzignano si andava di solito in quattro o cinque; in treno sino a Vicenza, poi il trenino alla stazione accanto; e ancora una breve camminata, su per la salita, sino al Castello. … Ci si sedeva di solito sotto il pergolato, e Toni cominciava a portare su dalla cantina bottiglie con nomi di vini famosi e ci spiegava con l’amore e la fierezza dell’inventore il senso, il segreto, il simbolo di quei colori, di quei sapori». «Eravamo convinti, allora, che toccasse a noi, alla nostra generazione, agli ideali che rappresentavamo, di fare la storia».
Gli ideali erano quelli della libertà e della giustizia, un’idea molto esigente di democrazia, il socialismo liberale, l’idea che l’azione politica richiedesse una robusta fede, sia pure laica.
I valori e gli ideali condivisi con l’amico Toni, vicentino di Arzignano, sono rimasti al cuore di tutta la produzione intellettuale di Bobbio.
Un pensiero senza un unico filo rosso
Il suo pensiero non ha forse, come egli stesso diceva, filo rosso. Molti sono stati i temi con cui si è cimentato lungo i decenni, tanti i filoni di pensiero cui si è ispirato, impressionante la mole degli scritti.
Al centro del suo lavoro accademico c’è l’analisi concettuale dei temi ricorrenti e delle categorie fondamentali del diritto e della politica. Continuo è il confronto con i classici del pensiero, con una meticolosa analisi linguistica unita all’analisi delle specifiche situazioni politiche.
Ha cercato di sistemare ed elaborare modelli concettuali per descrivere la realtà con un fine «esclusivamente conoscitivo, non propositivo». Tra teoria politica così intesa e ideologia c’era, per lui, una netta separazione: da un lato i valori, oggetto di scelta e molla per l’azione ma non giustificabili in quanto principi ultimi e non conoscibili quali fossero fatti naturali, dall’altro i fatti, la realtà. In mezzo un alto muro a separarli.
Tra scienza politica e filosofia normativa
Bobbio si pretende più ‘scienziato della politica’ ma c’è però anche una sua dimensione ineliminabile di filosofo politico normativo senza la quale non si capisce la complessità del suo pensiero.
Impossibile però non vedere anche la forte dimensione prescrittiva del suo pensiero, basata su una dimensione etica, che, suo malgrado, ce lo fa inserire anche tra i filosofi politici che indicano quale debba essere “l’ottimo Stato”.
Ogni descrizione presuppone comunque una qualche idea su ciò che quella realtà dovrebbe essere, con un conflitto non sanabile tra “dover essere” e realtà.
L’uomo rimane un animale simbolico, ideologico, teleologico e quindi il linguaggio della politica rimane per forza ambiguo ed eccede ogni pretesa di descrizione neutra.
La democrazia come tema centrale
La democrazia è il tema che si impone tra quelli che Bobbio ha approfondito per 60 anni.
La democrazia come concetto è parte di un eco-sistema di concetti: potere, popolo, individualismo, diritti, doveri, contrattualismo, libertà, pace, istituzioni, non-violenza, giustizia, eguaglianza, pluralismo, relativismo dei valori, etc, che contribuiscono a qualificarla.
Ciò riguarda le premesse, le condizioni, i valori, gli ideali, le istituzioni, le tecniche, le finalità, della democrazia stessa.
Bobbio ha analizzato tali concetti con l’occhio dell’analista concettuale, con alle spalle una visione normativa basata su libertà e giustizia come valori fondativi e gli ideali di una vita: diritti dell’uomo, pace, riduzione delle diseguaglianze, non-violenza, la stessa democrazia.
La definizione minima di democrazia
Il punto di arrivo della elaborazione maturata negli anni è la definizione formale e minima di democrazia come «insieme di regole (primarie e fondamentali) che stabiliscono chi è autorizzato a prendere decisioni collettive e con quali procedure».
Il ‘cosa’ venga deciso, non appartiene, né può appartenere al concetto di democrazia.
Le decisioni devono essere prese da «un numero molto alto di membri del gruppo» con la regola di maggioranza.
Devono esserci alternative reali tra cui i cittadini possano scegliere.
Sono presupposti i diritti di libertà propri dello Stato.
Sono meta-regole preliminari allo svolgimento del gioco, universali procedurali che permettono il libero e pacifico svolgersi della competizione per decidere chi debba prendere le decisioni politiche vincolanti per l’intera comunità.
È una definizione minima per distinguere una democrazia da una autocrazia. Senza tali condizioni non si può parlare di democrazia ma ciò non vuol dire che di questa Bobbio si accontenti. In tensione con le regole minime stanno i valori e gli ideali che alimentano la sua fede laica per la democrazia.
La ‘forma’ di tale tensione è quella delle ‘promesse non mantenute’ a mostrare lo scarto tra concezione normativa e il ‘fatto’ della democrazia reale.
Le tensioni irrisolte del pensiero di Bobbio
C’è in Bobbio una tensione non risolta tra pretesa di razionalità normativa e realtà che continuamente la eccede.
C’è chi ne ha parlato come di un «composto chimico instabile» posto all’incrocio fra grandi correnti di pensiero in conflitto: liberalismo, socialismo e realismo conservatore. Chi di contrasto tra gli “alti e nobili ideali” e la “rozza materia”.
Chi di conflitto tra vocazione dell’utopia e professione di realismo facendolo apparire, talvolta, come un idealista deluso o un conservatore soddisfatto.
Chi ha suggerito dieci paradossi o ossimori per dar conto di tale complessa identità culturale: illuminista pessimista, realista insoddisfatto, socialista liberale, filosofo positivo, analitico storicista, storico concettualista, giuspositivista inquieto, empirista formalista, relativista credente, tollerante intransigente.
Di sicuro Bobbio «non è pane per sedentari accademici».
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Materiali collegati
Commenti, riferimenti e risorse per leggere l’articolo nel suo contesto.
Post LinkedIn di commento
Il post con cui, dopo la pubblicazione, ho ripreso l’articolo aggiungendo alcune considerazioni di contesto e i commenti successivi.
Perché ripubblico questo articolo
Il riferimento a Bobbio ha per me anche un significato personale: è l’autore su cui mi sono laureato e uno dei riferimenti che hanno accompagnato il mio percorso intellettuale.
Centro Studi Piero Gobetti
Il Centro Studi Piero Gobetti conserva e rende disponibile online un importante patrimonio di testi, studi e materiali dedicati a Norberto Bobbio e al suo lavoro intellettuale.
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