Recensione / riflessione

Federico Faggin, Oltre l’invisibile

Una lettura critica del tentativo di Federico Faggin di tenere insieme coscienza, libero arbitrio, fisica contemporanea e spiritualità.

Nicola Muraro · Il Giornale di Vicenza · 25 settembre 2024

Nota introduttiva

Questa pagina raccoglie una riflessione pubblicata sul Giornale di Vicenza il 25 settembre 2024, dedicata a Oltre l’invisibile di Federico Faggin. Il testo è riproposto nella sezione del sito dedicata alle letture e alle riflessioni sui rapporti tra scienza, tecnologia, coscienza e interrogativi filosofici.

La nuova scienza di Faggin: coscienza, Uno e libero arbitrio

Nel suo nuovo libro Oltre l’invisibile (Mondadori, 2024), Federico Faggin prosegue la sua esplorazione oltre i confini della materia e del visibile, spingendosi a indagare quella che definisce “la fisica dell’ineffabile“. Questa ricerca ha origine dal suo “risveglio” spirituale avvenuto nel 1990 al Lago Tahoe, che lo ha portato a concepire la necessità di una nuova scienza che integri spiritualità e scienza, unendo i due ambiti in quella che Faggin chiama Nousym.

Al centro di questa nuova scienza c’è il “postulato dell’Essere“, secondo cui “Uno è la totalità di ciò che esiste ed è dinamico, olistico e vuole conoscere sé stesso“. La coscienza è vista come “la capacità di Uno di conoscere sé stesso“, mentre il libero arbitrio è “la capacità di Uno di dirigere la propria conoscenza“. Per Faggin, questi principi sono autoevidenti, portandolo a concludere che anche “i campi quantistici della fisica devono avere coscienza e libero arbitrio“. Completa il quadro la tesi dell’identità tra il tutto e le sue parti: “Come parti dell’Uno, siamo in un percorso cognitivo in unione con il Tutto“.

Nel suo precedente libro, Irriducibile (Mondadori, 2022), Faggin scriveva: “Se accettiamo che la coscienza e il libero arbitrio siano proprietà fondamentali e irriducibili della natura, l’evoluzione dell’universo fisico non può essere opera di un ‘orologiaio cieco’, ma il risultato di enti coscienti e intelligenti che partecipano cooperativamente al suo eterno divenire“.

Faggin esprime anche un forte timore per il futuro, sostenendo che “il mondo è sull’orlo della rovina, soprattutto a causa del materialismo“, che avrebbe diffuso l’idea che gli esseri umani siano solo macchine senza libero arbitrio, con una coscienza irrilevante. Ma è davvero così? Il pensiero filosofico e scientifico moderno non sembra avvalorare questa visione. Già negli anni ’30, Edmund Husserl criticava le scienze per la loro incapacità di spiegare l’esperienza umana nel suo libro La crisi delle scienze europee.

Dove finisce la scienza e dove comincia il simbolico

Tuttavia, Faggin sembra fraintendere la logica della scienza moderna. La scienza non cerca verità ultime, ma si concentra su fenomeni misurabili e ripetibili. Si potrebbe parlare di un materialismo metodologico, ma non di un materialismo che pretenda di svelare l’essenza ultima della realtà. E proprio la meccanica quantistica, con fenomeni come l’entanglement, dimostra quanto Faggin non colga appieno: i modelli matematici ci spiegano il “come” dei fenomeni, non il loro “perché” profondo. Questo è il terreno del misticismo. Come scriveva Ludwig Wittgenstein: “Il mistico non è come stanno le cose nel mondo, ma che il mondo esiste” (Tractatus Logico-Philosophicus, 6.44).

Per Faggin, l’idea che ogni cosa esistente abbia una forma di coscienza è una verità incontestabile. Tuttavia, basare una teoria su principi come la coscienza e il libero arbitrio, considerati autoevidenti, appare problematico.

Da sempre la coscienza è al centro di molte discussioni tra filosofi, neuroscienziati e studiosi delle scienze cognitive, con diverse opinioni che riflettono la complessità del tema.

Altrettanto se non più contrastato è il tema del libero arbitrio, uno dei temi più dibattuti e complessi nella filosofia, nella teologia e nelle scienze cognitive, oggetto di molteplici interpretazioni contrastanti.

Le domande che Faggin solleva toccano i grandi interrogativi di senso che da millenni accompagnano l’umanità, resi ancora più pressanti dagli sviluppi dell’intelligenza artificiale e delle macchine. Tuttavia, le sue risposte vanno oltre il dominio del vero e del falso, e oltre la scienza e la filosofia rigorosa. Siamo nel campo della poesia, della letteratura, della religione, dove la creazione di senso avviene con parole cariche di immaginazione.

Questo ricorda Aristotele, che criticava Platone e la sua teoria delle idee: “In generale, dire che l’unità è distinta dagli enti è parlare poeticamente e aggiungere semplici parole” (Metafisica, 991a22). Allo stesso modo, le risposte di Faggin sembrano appartenere più al regno del simbolico che a quello della scienza.

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L’articolo pubblicato dal Giornale di Vicenza il 25 settembre 2024.
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