Kirovskiy zavod, metro station, St. Petersburg, Russia, subway, wide angle lens

San Pietroburgo: la bellezza sottoterra delle stazioni della metropolitana

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[vc_row][vc_column][vc_column_text]San Pietroburgo è uno scrigno pieno di così tante cose belle da vedere che, di primo acchito, non si penserebbe di fare anche il tour delle stazioni della metropolitana.

E invece va fatto perché alcune stazioni sono delle attrazioni sia per la storia che raccontano che per il loro valore architettonico.

In particolare, lungo la prima linea costruita, la linea numero 1contrassegnata dal colore rosso, alcune stazioni vanno visitate con un occhio attento alla loro architettura di insieme ma anche ad alcuni dettagli.

Tra le altre ho fotografato alcune tra quelle consigliate, con un criterio basato sulla velocità di scatto. Il poco tempo a disposizione mi ha imposto il criterio della vicinanza tra di loro.  A partire da una di quelle considerata tra le più belle (Avtovo), mi sono fermato via via a Kirovsky Zavod, Narvskaya, Baltiyskaya, Pushkinskaya per finire a Ploshchad Vosstaniya sotto la stazione dei treni Mosca (Moskovskiy Vokzal).

Per chi fosse interessato a saperne di più riporto i link di Google Map alle singole stazioni:

Le viste di insieme sono fatte con fotocamera Canon 5D Mark II e obiettivo Samyang 14mm f2.8. Scatti fatti ovviamente con il cavalletto. Tripla esposizione con diversi tempi per comporre poi il 3 scatti con la funzione HDR di Lightroom Classic CC, usata in modo moderato.

Le viste di dettaglio sono state fatte con Canon 7D e obiettivo Canon 24-105mm-f4.0 IS.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_masonry_media_grid grid_id=”vc_gid:1533398449142-f7006183-ddf4-8″ include=”2979,2978,2977,2976,2975,2974,2973,2972,2971,2970,2969,2968,2967,2966″][/vc_column][/vc_row]

Ayutthaya

Ayutthaya, una gemma della Thailandia

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[vc_row][vc_column][vc_column_text]Ayutthaya è stata la capitale del Siam (l’odierna Thailandia) dal 1351 al 1767, quando i Birmani hanno invaso il paese e saccheggiato e distrutto la città. Il Parco storico è ciò che resta di uno splendore che deve essere stato notevole. Non ci sono più i fantasmagorici colori rosso e oro dei monumenti originali. L’oro, ovviamente, è stato depredato. Pare un singolo monumento ne avesse 250 kilogrammi.

Restano rovine in mattoni, solo in parte ricoperte dalle vecchie decorazioni e dagli intonaci. Un senso di quiete e religiosità pervade tutta l’area archeologica.

Estensione, numero dei resti, loro dimensione, fanno capire quanto la città fosse la ricca capitale di un regno importante. Restano mura, strutture varie, statue del Buddha molte delle quali decollate per il furore iconoclasta degli invasori. Numerosissime sono le stupa, monumenti di tradizione indiano destinati a conservare sacre reliquie o a ricordare eventi memorabili della vita terrena del Buddha.

l Parco Storico è su di una vasta isola circondata ai quattro lati da tre fiumi e un canale che custodisce le rovine dell’antica città.
Prima della visita è bene informarsi su Internet su cosa vedere: i siti visitabili sono così numerosi che conviene concentrarsi su quelli più interessanti.

Al solito è bene cominciare di prima mattina: il sorgere del sole esalta il rosso dei mattoni e crea delle foto con quell’atmosfera di colori caldi e saturi che soddisfa ogni fotografo.

L’inizio al primo mattino è opportuno anche anticipare la folla di turisti dei viaggi organizzati in giornata da Bangkok, nonché le temperature troppo elevate.

Per gli spostamenti tra i diversi siti il consiglio è quello di usare il tradizionale tuk-tuk o la bicicletta. Nel caso del tuk-tuk con 15 euro oltre al trasporto, hai il supporto di una persona del luogo che ti porta a visitare i siti più importanti evitando che tu perda del tempo.

Ayutthaya dista circa 80 Km da Bangkok. Tra i vari modi raggiungerla (treno, autobus, taxi, viaggi organizzati con mini-bus) ho scelto, Contro il parere di quasi tutti, di affittare e guidare un’auto. Ha funzionato e mi ha dato quella flessibilità negli spostamenti cui non so rinunciare.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_masonry_media_grid grid_id=”vc_gid:1510465417203-2f4e0bc3-5d8a-8″ include=”2754,2753,2752,2751,2750,2749,2748,2747,2746,2745,2744,2743,2742,2741,2740,2739,2738,2737,2736,2735,2734,2733,2732,2731,2730,2757″][/vc_column][/vc_row]

Plaza de España a Siviglia

Plaza de España a Siviglia

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[vc_row][vc_column][vc_column_text]La Plaza de España (https://goo.gl/maps/Q6HkgQhcN4t) è uno dei luoghi più spettacolari di Siviglia e rappresenta uno dei più bei esempi dell’architettura neo-moresca.

Si trova all’interno del Parco di María Luisa, L’entrata è vicina alla rotonda del Cid Campeador.

Si parcheggia comodamente con il supporto di parcheggiatori “creativi” che promettono di dare un occhio alla tua auto in cambio di una offerta libera. Sono ben organizzati con cartelli nelle diverse lingue per proporti lo scambio vantaggioso tra la piccola offerta e l’ottima protezione promessa.

Costruita per l’Esposizione Iberoamericana di Siviglia del 1929, tra il 1914 e il 1928, su progetto dell’architetto Annibale Gonzalez che diresse i lavori fino al 1926 quando subentrò Vicente Traver.

La vista colpisce per le sue dimensioni: 50.000 metri quadrati di cui 19.000 di edifici coperti e il resto adibiti a piazza vera a propria. Il canale d’acqua è lungo 515 metri.

La forma semicircolare di ben 170 metri di diametro, rappresenta l’abbraccio della Spagna e delle sue antiche colonie, guarda verso il fiume Guadalquivir e simboleggia la strada da seguire per l’America.

La piazza è decorata in mattoni a vista, marmo e ceramica, che danno un tocco rinascimentale e barocco alle sue torri.

Il canale che attraversa la piazza è attraversato da quattro ponti che rappresentano i quattro antichi regni di Spagna. Appoggiata alle pareti si trova una serie di panche e di ornamenti in ceramica che formano degli spazi che alludono alle quarantotto province spagnole (sono collocate in ordine alfabetico); su di esse sono rappresentate delle mappe, dei mosaici raffiguranti eventi storici e gli stemmi di 48 capoluoghi di provincia (tranne Siviglia e le città africane di Ceuta e Melilla). (https://it.wikipedia.org/wiki/Plaza_de_España_(Siviglia)

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Ponte di Rialto

L’ora blu a Venezia

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[vc_row][vc_column][vc_column_text]Prima che sorga il sole. Dopo che il sole è tramontato. Per un po’ c’è la magia cromatica chiamata dai fotografi “ora blu”. Diciamo circa un’ora prima e un’ora dopo. Buio ma non buio del tutto. Chiaro ma non abbastanza.

La magia sta in quel colore blu particolare, con venature violacee, che contrasta perfettamente con il colore giallo complementare delle luci artificiali.

L’ora blu non dura un’ora: dipende da stagione e latitudine.

Quanto alla latitudine: più si è vicini all’equatore e più in fretta si passa dalla luce al buio più totale (al tramonto) e dal buio alla luce (all’alba). Tanto più si sale a Nord tanto più il passaggio chiaro/scuro si fa sfumato e dura molto più a lungo.

Stavolta ho voluto provare con alcuni dei luoghi classici di Venezia: Rialto e San Marco nei giorni di Pasqua 2017 (venerdì Santo 14 aprile e sabato mattina 15).

 

La sera ho scelto il Ponte di Rialto. C’è una posizione ideale in Riva del Carbon, subito dopo la sede del Comune in Cà Farsetti (https://goo.gl/maps/psTCFL9BLi32). La vista sul ponte è perfetta e libera.

Il sole tramontava alle 19:55. Le foto migliori sono venute tra le 20:17 e le 20:30.

Mi sono poi spostato sopra il Ponte di Rialto per fotografare il Canal Grande illuminato (20:30).

 

La mattina successiva sveglia da fotografo (4:45) e camminata dalla zona Ferrovia verso Piazza San Marco passando per il Ponte dell’Accademia. Lo stop con foto all’Accademia è stato fatto un po’ troppo presto (5:32) per vedere appieno i colori dell’ora blu. L’obiettivo comunque era la zona di San Marco: piazza, Basilica e Procuratie Nuove (da 5:46 a 5:55).

Finale dalla zona di Ponte Paglia per fotografare, per la milionesima volta, l’isola di San Giorgio e le gondole che stazionano nel bacino di San Marco (da 6:00 a 6:06).

 

Purtroppo il tramonto non s’è visto perché il cielo era coperto di nubi.

 

Risultati così e così. Esperienza da ripetere facendo tesoro di quanto imparato.

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_masonry_media_grid element_width=”3″ grid_id=”vc_gid:1492277357878-c2a2501b-14ef-0″ include=”2616,2615,2614,2613,2612,2611,2610,2609,2608,2607,2606″][/vc_column][/vc_row]

Libri, gondola, Libreria Acqua Alta , Venezia

Libreria Acqua Alta: un unicum in una città unica

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[vc_row][vc_column][vc_column_text]Solo una dose di pazzia consente di fare grandi cose.

Non c’è dubbio che Luigi Frizzo ci sia riuscito creando la libreria Acqua Alta (Venezia, Campiello del Tintor in Calle Lunga Santa Maria Formosa, 5176, https://goo.gl/maps/WpepcDTJEb82).

Definita dalla BBC una delle 10 più belle librerie del mondo, è un qualcosa di unico in quella unicità che è Venezia.

I libri in vendita sono messi dentro a vasche da bagno, ad una gondola, ad una carriola. Prevalgono i libri usati ma c’è anche una buona selezioni di libri nuovi.

Quelli che non sono più in vendita, sono usati per costruire la scala che consente di salire sul muro di cinta ed ammirare il canale adiacente.

L’effetto di spiazzamento è totale.

In spazi angusti si muovono tanti curiosi e turisti che facilmente diventano anche clienti, un po’ per la gratitudine di aver creato un luogo così unico, ma anche perché si trovano libri difficili da trovare altrove.

 

Pazzia si diceva. In realtà la storia di Luigi Frizzo è la storia di una vita fatta di una incredibile apertura alle più varie esperienze di vita: minatore, guida turistica, croupier, carrozziere, guardia forestale, libraio. Non si è fatto mancare l’esperienza di lavoro sulle navi da crociera.

Vicentino di nascita, da Trissino, ha viaggiato e vissuto in tanti posti (Valle d’Aosta, Germania, Australia, Nuova Zelanda, Tahiti) e ha avuto 3 figli da 3 donne diverse.

Con queste storie così sradicate, 12 anni fa ha messo radici, per così dire, a Venezia, in un luogo che unisce la sua magia ed unicità all’idea stessa di viaggiare in cerca di destinazioni altre in una incessante apertura al mondo.

Venezia sta lì a dirci come solo gli sciocchi possano vedere un conflitto tra la rivendicazione delle proprie radici e l’apertura alle varie culture e tradizioni del mondo.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_masonry_media_grid element_width=”3″ grid_id=”vc_gid:1488106148776-1c3788b7-7de6-6″ include=”2597,2590,2592,2585,2596,2594,2598,2599,2582,2602,2601,2595,2583,2600,2586,2589,2587,2588,2591,2593,2581,2603,2584″][/vc_column][/vc_row]

Big Sur

Big Sur: il selvaggio West nella moderna California

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[vc_row][vc_column][vc_column_text]Big Sur è una botta di natura selvaggia a sud di Carmel e Monterey nella California centrale. Negli anni sono state proposte definizioni di Big Sur che potrebbero sembrare un eccesso di retorica (“il più grande incontro di terra e di acqua nel mondo”), ma che rendono bene le sensazioni che si hanno a fronte di un insieme di viste mozzafiato realmente tra le più belle al mondo.

Il tratto costiero si estende sulla leggendaria Highway 1 (conosciuta anche come Pacific Coast Highway) per oltre 150 km, stretto fra i confini di altre 2 perle costiere californiane: Hearst Castle a Sud e la raffinata cittadina di Carmel a Nord.

È proprio “”una delle coste più belle in qualsiasi parte del mondo”, con una reputazione mitica.

In una zona scarsamente popolata, che vede emergere brutalmente le montagne di Santa Lucia dall’oceano Pacifico, tanto brutalmente da passare dal livello del mare ai 1500 metri di altitudine in 5 km, il viaggiatore viene preso emotivamente dall’inanellarsi continuo di scorci stupendi di bellezza naturale.

I luoghi più belli e famosi sono Mc Way Cove, Pfeiffer State Beach, Ragged Point, Bixby Creek Bridge, il faro di Point Sur, Partington Cove, Dolan Canyon, Big Creek Bridge, Limekiln Creek Falls.

Contro ogni apparenza è anche un’area di particolare fragilità. Non solo per il rischio di urbanizzazione ed antropizzazione, ma anche per gli incendi.

Incendi che nascono dalla imbecillità di qualche campeggiatore e creano danni enormi.

Siamo capitati lì agli inizi di settembre 2016, quando un incendio iniziato da oltre un mese stava ancora bruciando una zona molto estesa. Parlando con i ranger ci dicevano che pensavano fosse necessario un altro mese per completare lo spegnimento degli incendi.

Purtroppo l’incendio ci ha impedito di apprezzare molti dei luoghi più belli, perché l’accesso era impedito per ragioni di sicurezza e per consentire a ranger e vigili del fuoco di fare il loro lavoro.

 

Infine, un consiglio pratico.

Come in tutte le aree scarsamente abitate, il viaggiatore deve ricordarsi che lungo la strada i servizi languono e, quando ci sono, si fanno pagare profumatamente. Ad esempio la benzina la paghi 6,5 dollari a gallone (ca. 3,6 litri) quando a Morro Bay l’avevi pagata 2,35 dollari. Ricordati che, alla fin fine, sei ancora nel selvaggio West e che i moderni tagliagole approfittano del fatto che te ne sei dimenticato.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_masonry_media_grid grid_id=”vc_gid:1473500530006-5ccab3a6-65ff-7″ include=”2425,2424,2423,2422,2420,2419″][/vc_column][/vc_row]

Murales a Mission District – San Francisco

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[vc_row][vc_column][vc_column_text]Arrivi alle 6:30 di un sabato mattina a Mission Distric, il primo insediamento urbano di San Francisco, per vedere se è vero che è proprio una galleria d’arte all’aria aperta come tutti dicono.

L’esperienza eccede ogni aspettativa.

Lungo Balmy Alley, Valencia Street, Mission Street, Clarion Alley, Harrison Street, e le molte altre, ti trovi di fronte ad una fantasmagoria di murale vivaci. Molti di loro sono vere e proprie opere d’arte che giustificherebbero da sole la visita a San Francisco.

Il quartiere non è esattamente uno dei quartieri dove sentirsi più tranquilli, almeno in alcune sue parti. I segni della povertà e del degrado sono evidenti e cozzano ancor più considerando quanto San Francisco sia una delle città più ricche da tutti i punti di vista degli USA (economico, culturale, di bellezze naturali).

In tutto il quartiere sono centinaia i muri e le recinzioni decorati con opere d’arte variopinte. I temi vanno dal patrimonio culturale alle dichiarazioni politiche e sociali.

La collezione di dipinti murali riflette una varietà di stili artistici e spesso raffigura temi di inclusione sociale.

La prima apparizione di murales prima in Balmy Alley avviene a metà degli anni 1980 come espressione di indignazione per i diritti umani e di abusi politici in America centrale.

Oggi, i temi si sono ampliati per includere i temi connessi con la violazioni dei diritti umani, gentrification e l’uragano Katrina.

La visita va fatta rigorosamente a piedi, passeggiando nelle strade e stradine, entrando anche nei vicoletti che fanno scoprire alcune delle opere (perché di opere vere e proprie si tratta) più belle.

Una menzione a parte merita “The women’s building” (“a safe place for women”) sia per il suo significato che per la incredibile qualità delle opere d’arte che sono i murales che la decorano.

The women’s building” è riconosciuto a livello mondiale per la sua MaestraPeace murale, che onora il contributo delle donne di tutto il mondo. Dipinta nel 1994 su due pareti, questo murale è il risultato di un lavoro multi-culturale con la collaborazione di sette donne artiste di diverse generazioni.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_masonry_media_grid element_width=”3″ grid_id=”vc_gid:1472441125292-03336c51-61ae-10″ include=”2415,2414,2413,2412,2411,2410,2409,2408,2407,2406,2405,2404,2403,2402,2401,2400,2399,2398,2397,2396,2395,2394,2393,2392,2391,2390,2389,2388,2387″][/vc_column][/vc_row]

Tre Cime di Lavaredo

Tre Cime di Lavaredo: escursione con tour fotografico

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[vc_row][vc_column][vc_column_text]Le Tre Cime di Lavaredo (Drei Zinnen in tedesco, Tré Thìme in dialetto cadorino) fanno parte delle Dolomiti di Sesto e sono uno dei luoghi più belli e famosi delle Dolomiti nella catena montuosa delle Alpi.

Il versante Nord appartiene al comune di Dobbiaco, in Trentino-Alto Adige, mentre il versante Sud è parte da tempo immemore nel comune di Auronzo di Cadore in provincia di Belluno in Veneto.

Il confine delle Tre Cime di Lavaredo corre lungo la parete nord dal lontano 1752.

Per gli alpinisti questa è una tra le meraviglie naturali più apprezzate al mondo.

Rappresentano un vero e proprio paradiso per chi ama escursioni e ascensioni in alta montagna. I principianti hanno comunque l’opportunità di apprezzare viste impressionanti e mozzafiato con una escursione piuttosto facile che fa il giro intero delle Tre Cime.

La partenza classica è dal Rifugio Auronzo (2.320 m) da dove si gode di un ampio panorama verso la Valle dell’Ansiei e Auronzo di Cadore, i Catini di Misurina (m 2839), il lago di Misurina e il Lago d’Antorno, il Sorapiss (m 3205) e il Monte Cristallino di Misurina (m 2775).

Da lì si imbocca il largo sentiero 101 che porta prima ad una piccola chiesetta dedicata a Maria Ausiliatrice e poi al Rifugio Lavaredo (2.344 m). Dal Lavaredo si sale verso la Forcella Lavaredo (2.454 m) da cui si gode di una vista di rara bellezza: sulla sinistra si ergono maestose le Tre Cime di Lavaredo, di fronte un gran numero di montagne che si aprono a corona, tra le quali il Monte Rudo (m 2826), la Croda dei Rondoi (m 2859), la Torre dei Scarperi (m 2687), il Monte Mattina (m 2464), la Torre Toblino (m 2617) e il Sasso di Sesto (m 2539) ai piedi del quale si distingue il Rifugio A. Locatelli, mentre sulla sinistra si staglia il Monte Paterno (m 2619) e ancora la Croda Passaporto (m 2701).

Si prosegue poi fino al Rifugio Locatelli (2.438 m).

Dal Rifugio Locatelli si vedono l’Alpe dei Piani con i due Laghi dei Piani e più oltre, verso valle, la stretta Valle Sassovecchio che scende verso la Val Fiscalina e Sesto di Pusteria. Sulla sinistra della Valle Sassovecchio si erge il Crodon di San Candido (m 2891) e sulla destra la Cima Una (m 2698). Subito dietro al Rifugio c’è la Torre di Toblin (2.617 m).

Il giro viene completato percorrendo il sentiero 105 e passando prima per Malga “Lange Alm” (2.283 m) per poi tornare al Rifugio Auronzo.

Per salire all’area delle Tre Cime ci sono numerosi sentieri che partono da valle oppure occorre arrivare al lago di Misurina per poi salire in auto o autobus al parcheggio del rifugio Auronzo (2.320 m). Nel caso si dedica di usare la propria auto, ve tenuto presente che la strada è a pedaggio. La tariffa include il costo del parcheggio al Rifugio Auronzo (25€ per auto ogni 24 ore. Dopo le 24 ore si pagano altri 7 euro al giorno).[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_masonry_media_grid element_width=”3″ grid_id=”vc_gid:1471461915631-71a44162-10f9-5″ include=”2376,2375,2374,2377,2373,2372,2371,2370,2369,2368,2367,2366,2365,2364,2363,2362,2361,2360,2359,2358,2357,2356,2355,2354,2353,2352,2351,2350,2349,2348,2347,2346,2345,2344,2343,2342,2341,2340,2339,2338,2337,2336″][/vc_column][/vc_row]

Orologio astronomico Praga

Orologi astronomici

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[vc_row][vc_column][vc_column_text]Tra le opere dell’ingegno umano, gli orologi astronomici hanno un rilievo tutto loro. Opere di rilevante ingegneria tanto più rilevante perché realizzati in anni lontani tra il 1300 e il 1600, quando le conoscenze tecnologiche erano ben lontane da quelle attuali.

La meraviglia nell’ammirarli è quindi più che giustificata.

La loro straordinarietà è confermata talvolta da leggende come nel caso della costruzione di quello di Praga.  Secondo la leggenda Hanuš z Růže, supposto autore dell’orologio nel 1490, sarebbe stato accecato per ordine dei consiglieri della città di Praga per impedirgli di costruirne un altro simile. In realtà l’orologio venne costruito qualche decennio prima (1410) dal maestro d’orologeria Mikuláš z Kadaň e da Jan Šindel, quest’ultimo professore di matematica ed astronomia dell’Università Carlo di Praga.

Per orologio astronomico si intende ogni orologio che mostra anche informazioni di carattere astronomico.

Un orologio astronomico, oltre a mostrare l‘ora, mostra informazioni relative alla posizione del Sole e della Luna rispetto allo Zodiaco. Talvolta indica la data esatta, la posizione dei pianeti maggiori o le fasi lunari.

Gli orologi astronomici, solitamente rappresentano il sistema solare utilizzando un sistema di riferimento geocentrico in accordo con la visione cosmologica europea pre-copernicana.

Tra i più famosi al mondo vi sono quelli di  Rostock, di Strasburgo, di Praga, di Rouen e l’orologio astronomico Passemant.

In Italia abbiamo l’orologio astronomico di Messina, quello in Piazza della Loggia a Brescia, quello di Piazza dei Signori a Padova, quello del Torrazzo di Cremona, della torre dell’orologio di Venezia, quello di Macerata e quello di Trapani restaurato nel 1570 e nel 1596 chiamato “Torre Oscura”.

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Sottopasso Riva Partigiani - Venezia

Venezia con il 50mm

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[vc_row][vc_column][vc_column_text]L’uso di un solo obiettivo per una uscita fotografica è sempre un buon esercizio. D’altra parte, per tanti anni, le macchine fotografiche avevano pellicola da 35mm e obiettivo fisso da 50mm. Non c’erano tutte le opzioni che oggi conosciamo in termini di zoom e di obiettivi fissi di varie lunghezze focali.

Perché allora non riprovare l’esperienza di un unico obiettivo per tutta la giornata? In questo caso la scelta non può che ricadere sul 50mm, ovvero su quello più vicino alla visione della scena ad occhio nudo.

Con la mia Canon 5D Mark II e il Sigma 50mm ART, ho girato per Venezia in cerca di qualche vista diversa da quelle fotografate così tante volte. Al solito non si è trattato di un tour fotografico. Le foto sono state un completamento di una  bella giornata passata per le calli e i campi di Venezia assieme a mia moglie.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_masonry_media_grid element_width=”3″ initial_loading_animation=”fadeIn” grid_id=”vc_gid:1464515347953-db3fcc60-fc93-1″ include=”1155,1154,1153,1152,1151,1150,1149,1201,1148,1146,1145,1144,1143,1142,1141,1190,1140,1139,1138,1137,1136,1135,1134″][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_btn title=”Ritorna a Blog” i_icon_fontawesome=”fa fa-reply” add_icon=”true”][/vc_column][/vc_row]