Introduzione
Nel maggio 2007 l’assemblea periodica di IPN – International Printing Network si svolse a Rochester, nello stato di New York.
IPN è una rete internazionale che riunisce imprenditori e manager dell’industria della stampa provenienti da tutto il mondo. Non è solo un network professionale: l’organizzazione ama definirsi “global friendship”, una comunità costruita nel tempo anche attraverso relazioni personali.
Alcuni mesi prima, durante una riunione del board di IPN, di cui facevo parte, proposi un’idea un po’ insolita: trasformare una delle serate dell’assemblea in una Chef Dinner, una cena preparata insieme dai partecipanti.
L’idea era semplice: usare la cucina come occasione per far lavorare insieme persone provenienti da paesi e culture diverse.
Quando arrivò il momento, una piccola brigata internazionale improvvisata di circa dieci persone si trovò ai fornelli per cucinare alcuni classici della cucina italiana per 65 ospiti.
Non una semplice cena al ristorante, ma una vera esperienza collettiva.
La chiamammo Chef Dinner.

L’idea: la cucina come linguaggio comune
Il progetto partiva da un’intuizione molto semplice.
Quando persone provenienti da paesi diversi lavorano insieme, la lingua può essere una barriera, la cultura può essere distante, ma il cibo è quasi sempre un terreno comune.
Per questo proposi di organizzare una cena basata su alcuni classici della cucina italiana, preparati direttamente dai membri del network insieme allo staff della cucina dell’hotel.
La proposta venne accolta con entusiasmo.
La sfida organizzativa
L’evento si svolse il 6 maggio 2007 presso l’Hyatt Hotel di Rochester, che mise a disposizione la propria cucina professionale e il supporto del suo staff.
I numeri non erano piccoli:
- 65 partecipanti
- membri IPN provenienti dai cinque continenti
- presenza del management di Xerox, che ospitava l’assemblea proprio nella città simbolo della storia della stampa mondiale.
Nei mesi precedenti preparai:
- la lista degli ingredienti
- la struttura delle portate
- la divisione dei compiti in cucina
- il coordinamento con lo staff dell’hotel.
Fu proprio la ricerca degli ingredienti a rivelarsi una delle parti più complicate.
Negli Stati Uniti non è sempre facile trovare prodotti italiani autentici o le varietà corrette per alcune ricette tradizionali.
Il menu italiano
Il menu prevedeva alcuni classici della cucina italiana: risotto allo zafferano, pasta al pesto, baccalà alla vicentina con polenta e un dessert ai pistacchi.
Con il pinzimonio iniziale e alcune variazioni proposte dai partecipanti, la cena arrivò alla fine a sette portate complessive.
Un programma decisamente ambizioso per una brigata composta soprattutto da appassionati dilettanti.
Due piccoli incidenti in cucina
Come spesso accade nelle cucine vere, anche quella sera non mancarono gli imprevisti.
Il primo riguardò la polenta.
Lo staff dell’hotel, con grande buona volontà, l’aveva già preparata.
Purtroppo con tre differenze fondamentali rispetto alla tradizione veneta:
- grana troppo grossa
- cotta nel brodo invece che nell’acqua
- tempo di cottura molto più breve di quello necessario.
La soluzione fu drastica ma inevitabile: ricominciare da capo.
La seconda sorpresa fu il pesto.
L’hotel aveva acquistato del pesto confezionato. Lo mettemmo da parte e lo rifacemmo al momento: basilico fresco locale (meno profumato di quello genovese), parmigiano reggiano e pecorino portati dall’Italia, pinoli e un buon olio extravergine italiano trovato sul posto.
Scoperte gastronomiche inattese
Uno dei momenti più divertenti fu la scoperta dell’aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia, per molti una novità assoluta. Lo provammo:
- sul Parmigiano Reggiano
- sulle fragole fresche
La reazione fu di sorpresa e curiosità.
Per molti era un abbinamento completamente nuovo.
Non mancarono le sorprese. Un partecipante islandese portò Skyr, lo yogurt tradizionale del suo paese, come dessert aggiuntivo: curioso da assaggiare, anche se non tutti ne rimasero entusiasti.
Una collega italo-americana aggiunse invece un antipasto in più oltre alle verdure al pinzimonio.
A quel punto la cena stava diventando sempre più internazionale.

Una brigata di cucina globale
Sotto la mia direzione collaborarono in cucina amici e colleghi provenienti da Stati Uniti, Canada, Islanda, Francia, Danimarca, Regno Unito, Giappone e Finlandia. Vederli lavorare insieme tra pentole, taglieri e fornelli fu forse la parte più bella dell’esperienza.
La cucina trasformò rapidamente un gruppo di professionisti in una squadra improvvisata ma affiatata.
Il risultato finale
Quando arrivò il momento di servire la cena, non tutto era perfetto.
Era inevitabile: una cucina improvvisata, molti cuochi non professionisti, tempi stretti e un numero elevato di ospiti.
Il risultato fu comunque molto positivo. La survey compilata dai partecipanti registrò un entusiasmo diffuso.
A distanza di anni quella serata viene ancora ricordata come uno dei momenti più riusciti degli incontri IPN, anche perché il cibo si rivelò un modo semplice e naturale per rafforzare lo spirito di global friendship del network.
Il vero significato della Chef Dinner
Col tempo mi sono convinto che il successo della serata non dipendesse solo dal cibo.
Il vero valore dell’esperienza fu un altro: cucinare insieme si rivelò un modo naturale per rafforzare relazioni già esistenti e arricchirle di una dimensione più personale. Il cibo ha una capacità quasi naturale di avvicinare le persone: rompe il ghiaccio, favorisce la collaborazione spontanea, rende più leggere le differenze culturali e crea ricordi condivisi.
Non è un caso che IPN parli di global friendship.
Quella sera, nella cucina di un hotel di Rochester, questa idea prese forma in modo molto concreto.
Nota sulle fotografie
Le immagini che accompagnano questo articolo non sono fotografie pensate come reportage culinario.
Sono scatti spontanei realizzati durante la preparazione della cena e servono soprattutto a documentare l’atmosfera di collaborazione e amicizia che si creò quella sera.
Link utili e contesto dell’evento
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Le organizzazioni coinvolte
- International Printing Network (IPN)
Network internazionale dell’industria della stampa che promuove relazioni professionali e personali tra membri provenienti da tutto il mondo. - Hyatt Regency Rochester
L’hotel che ha ospitato l’assemblea IPN e che ha messo a disposizione la propria cucina per la Chef Dinner.
Rochester: città della fotografia e della stampa
Rochester è stata per oltre un secolo uno dei centri mondiali dell’industria dell’immagine.
Una cena che è diventata qualcosa di più
La Chef Dinner di Rochester non è stata solo una cena.
È stata un piccolo esperimento riuscito di collaborazione tra persone provenienti da paesi diversi, unite per qualche ora dal piacere di cucinare insieme.
Un esempio semplice di come il cibo possa diventare, anche in un contesto professionale internazionale, uno strumento naturale di relazione.



