Lavanda nel delta del Po

La lavanda nel delta del Po

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La lavanda nell'isola donzella a cà mello

Proprio dietro l’oasi naturalista di Cà Mello, nel cuore dell’isola Donzella a ridosso della Sacca di Scardovari, trovi questo campo di lavanda, nota di colore nuova in quest’ampia area agricola nel cuore del delta del Po (https://goo.gl/maps/vLoc3W9dY1tqNtTG8).

Miele ai fiori di lavanda

La famiglia Masiero (Claudio e Micaela, con il figlio Enrico) hanno deciso di provare qualcosa di diverso dal solito mais o frumento, per vedere l’effetto che fa.

L’olio essenziale di lavanda ha vari usi e stanno ancora cercando di capire se e quale sbocco economico questa scommessa potrà avere.

Di sicuro produrrà del miele ai fiori di lavanda, grazie alle api che un loro amico apicoltore ha prontamente portato a ridosso del campo di lavanda.

Intanto questo piccola distesa di appena due ettari e mezzo è diventato un fenomeno mediatico che attrae un inaspettato numero di turisti e curiosi anche da lontano.

La lunga fila di auto e camper parcheggiati testimonia un successo tanto inaspettato quanto non proprio gradito.

Figlio che si diverte, madre molto di meno

Enrico, il figlio, pare divertirsi a fronte di questa improvvisa ed inaspettata notorietà: interviste, foto, video su Youtube, persone che chiedono, si informano, incoraggiano.

La madre, più pragmaticamente, esprime il fastidio per la torva di persone che arrivano, si sentono come fossero a casa propria, talvolta disturbando e facendo danni.

E lei ha dovuto, con pazienza, recintare il terreno, mettere cartelli per ricordare le regole da rispettare, a cominciare dall’uso della mascherina. Non tutti rispettano le regole.

Va detto che più di qualche stupido anche in questo caso non manca. I maleducati sono purtroppo dovunque. La sera di venerdì 19 giugno, una disperata Micaela, ripeteva: “Basta, chiudo tutto, non ne posso più, io coltivo la lavanda e non sono qui per accogliere turisti che non ho chiamato ne vorrei ci fossero”.

Non credo che questo giusto sentimento venga attutito dai quattro soldi che i turisti di buon senso e grati per questa insolita attrazione, buttano nel barattolo dove è scritto “Offerta”.

Foto al tramonto e all’alba

Le foto sono state fatte la sera di venerdì 19 giugno, nei brevi intervalli durante i ripetuti temporali del tardo pomeriggio, e la mattina di sabato 20 giugno a partire da 5:00 del mattino.

Purtroppo l’unico nuvolone in un cielo terso ha impedito di fotografare il sorgere del sole sul campo di lavanda alle 5:32. È quanto capita spesso ai fotografi: puoi programmare tutto ma non il tempo atmosferico.

Il sentiero dei presepi a Campodalbero

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[vc_row][vc_column][vc_column_text]Non si riesce a dire bravi abbastanza a chi cerca di far rivivere le contrade di Campodalbero, frazione di Crespadoro in Provincia di Vicenza.

Sono 10 contrade (Lovati di Sopra e di Sotto, Graizzari di Sopra e di Sotto, Riva, Langari, Rope, Zanconati, Bauci, Lovezzi) tra i 500 e i 1000 metri di altitudine nell’alta Valle del Chiampo.

In tutto i residenti attuali sono meno di 30, cioè meno di 3 per contrada.

L’associazione Campodalbero Guarda al Futuro, costituita da giovani che non si rassegnano al destino che pare obbligato, crea continuamente eventi nelle contrade e lungo i 10 km di sentieri che li collegano.

Parte di quelle che sono state le case dei genitori e prima dei nonni e dei bisnonni, vengono tolte da un destino di abbandono e ristrutturate per passarci i fine settimana a pochi chilometri dalla casa attuale giù in valle vicino ai luoghi di lavoro.

Voglia di radici, riconoscenza per la terra madre, ancorché sia stata matrigna più che madre. Per centinaia d’anni queste terre, come gran parte dei luoghi di montagna, hanno consentito una vita di miseria e pura sussistenza, basata su una povera agricoltura di montagna che richiedeva uno sforzo enorme già per il solo mantenimento delle famiglie.

Tra le attività c’è l’annuale percorso dei presepi, che si snoda nelle contrade e lungo i sentieri che li collegano.

Quest’anno è intitolato ” I SENTIERI DEGLI ANGELI”.

Oltre ai numerosi presepi si possono ammirare una cinquantina di tavole raffiguranti Angeli. Le tavole hanno testi di Bepi De Marzi, autore del canto SIGNORE DELLE CIME, il più celebre canto di montagna del mondo presentato proprio 60 anni fa al rifugio Bertagnoli a pochi chilometri di Campodalbero.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_masonry_media_grid grid_id=”vc_gid:1575735968557-f1678968045d3c702389927c007a2660-8″ include=”3733,3763,3762,3761,3760,3759,3758,3757,3756,3755,3754,3753,3752,3751,3750,3749,3748,3747,3746,3745,3744,3743,3742,3741,3740,3739,3738,3737,3736,3735,3734″][/vc_column][/vc_row]

Camosci

Cercar marmotte e trovar camosci sull’Altipiano di Asiago

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[vc_row][vc_column][vc_column_text]Capita che passi di lì all’ora giusta e ti trovi 13 camosci che tranquillamente brucano l’erba. Ti vedono ma non sentono il tuo odore perché il vento ti aiuta. Anziché allontanarsi addirittura si avvicinano un po’, capito che non sei una minaccia. Hai quasi un’ora per fare tranquillamente foto (la prima alle 6:22 e l’ultima alle 7:09), nella speranza, vana, che il sole scavalchi la Cima di Monte Fior e crei quella luce calda sul corpo dei camosci che avrebbe trasformato delle belle foto in foto straordinarie. Accontentiamoci così, per ora.

Tutti comincia con una sveglia alle 4:15 del mattino in una giornata di agosto e una buona colazione.

Viaggio in auto dal colle del Gastagh a Malga Slauper (45°55’12.9″N 11°35’17.3″E), dove arrivi verso le 5:00. In mezzo al silenzio assoluto che c’è in quota a quell’ora, il rumore dell’auto sveglia i malgari che escono con una pila accesa per capire cosa diavolo succeda a quell’ora del mattino.

Capito che si tratta di un matto che sta solo andando a far foto, tornano a letto tranquillizzati.

Intanto i pastori maremmani, lasciati liberi per contrastare i frequenti assalti dei lupi alle pecore della malga, abbaiano a più non posso ma non assalgono l’incauto visitatore.

Prendi il sentiero che porta a Casara Montagna Nova (45°54’35.2″N 11°36’11.7″E), attraverso quel posto incredibile che è la cosiddetta Città di Pietra sotto Monte Fior, con le sue forme modellate dalla natura in migliaia di anni.[/vc_column_text][vc_single_image image=”3704″ img_size=”large” add_caption=”yes”][vc_column_text]Sono appena 2,3 km con un dislivello di poco più di 100 metri.

Sei andato lì per cercare marmotte da fotografare al loro risveglio. Ne vedi solo una che scappa subito prima che tu abbia il tempo di prendere in mano la macchina fotografica.

Il panorama è incredibile con le luci che passano dai colori violacei dell’ora blu ai colori più caldi mano a mano che si avvicina il sorgere del sole.[/vc_column_text][vc_single_image image=”3718″ img_size=”large” add_caption=”yes”][vc_column_text]Subito sotto Casara Montagna Nova ricevi in dono la vista di 13 camosci al pascolo che si lasciano fotografare per quasi un’ora.

Rientri verso l’auto a Malga Slapuer dove, dopo un caffè caldo quanto mai necessario ed apprezzato, compri una forma intera di formaggio pecorino stagionato da oltre 3 Kg. Dio abbia un occhio di riguardo per i malgari che producono questi straordinari formaggi di montagna.

Eterogenesi dei fini: cerchi marmotte e trovi camosci. É andata più che bene così.

 

 

Canon EOS 7D, Obiettivo Canon EF 100-400mm f4.5-5-6L IS II USM[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_masonry_media_grid grid_id=”vc_gid:1566723508046-4bbe5283-be18-5″ include=”3717,3716,3715,3714,3713,3712,3711,3710,3709,3708,3707,3706,3705″][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][/vc_column][/vc_row]

La Piana di Marcesina 8 mesi dopo l’uragano

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[vc_row][vc_column][vc_column_text]Il 28 ottobre 2018 un uragano ha abbattuto milioni di alberi e distrutto migliaia di ettari di bosco nel Veneto nel vicentino e nel bellunese. Parte di questo disastro della natura si è compiuto sull’Altipiano di Asiago, in provincia di Vicenza. La Piana di Marcesina, tra i comuni di Foza e di Enego,  è stato uno dei vari luoghi colpiti.

Ci vorranno decenni, qualcuno dice quasi in secolo, perché i boschi riacquistino lo splendore che avevano prima dell’uragano e tornino alla vita che avevano.

Ma prima di poter risorgere i boschi chiedono di essere puliti. Va recuperato quanto più legname sia possibile sia per il suo valore economico sia per impedire che marcisca e quindi renda ancor più difficile la lenta rinascita dei boschi.

 

Il recupero di oltre 600.000 metri cubi di legname è stato appaltato ad inizio 2019 e da mesi sono al lavoro varie squadre di boscaioli con macchinari che rendono possibile grande efficienza nel recupero del legname pregiato.

 

Girando la Piana di Marcesina, osservando quello che resta dei boschi, ci si rende conto del disastro accaduto, del lavoro enorme che rimane da fare, ma anche del lavoro fatto sedimentato nelle immagini delle enormi cataste di legname ordinatamente accatastato e pronto per essere spedito in tante parti, inclusa la Cina.

Le foto che accompagnano questo post sono state scattate sabato 29 giugno, nel tardo pomeriggio con luce calda in una splendida giornata di sole.

Hanno la sola ambizione di raccontare la storia del disastro naturale dopo otto mesi, mostrare il lavoro che in modo febbrile procede per recuperare quanto più legname possibile, far capire quanto c’è ancora da fare vedendo le distese di alberi nei boschi distrutti.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_masonry_media_grid grid_id=”vc_gid:1561923943131-00e465ac-ce51-4″ include=”3686,3685,3684,3683,3682,3681,3680,3679,3678,3677,3676,3675,3674,3673,3672,3671,3670,3669,3668,3667,3666,3665,3664,3663,3662,3661,3660,3659,3658,3657,3656,3655,3654,3653,3652,3651″][/vc_column][/vc_row]

Acque del Chiampo

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[vc_row][vc_column][vc_column_text]L’acqua che scorre trasmette un senso di rilassatezza e di benessere. Quando a scorrere è l’acqua di un ruscello di montagna, immerso nel verde di una vegetazione lussureggiante, con salti d’acqua sulle rocce e con vere e proprie cascate, allora il piacere trasmesso viene esaltato ancor più.

Catturare le immagini dell’acqua in movimento in modo da fissarne le emozioni provate ammirandole da vivo, non è semplice. Di sicuro perdi i profumi e i rumori del bosco, a partire proprio dal rumore dell’acqua che scende e si frange sui sassi, salta giù fragorosamente dai dislivelli che creano le cascate, indugia di tanto in tanto in qualche anfratto come a riposare un pò.

 

Il torrente Chiampo non fa eccezione alla regola di tutti i corsi d’acqua di montagna, almeno nella sua parte più alta, da quando sorge vicino a Passo Scagina in alta valle del Chiampo fin giù almeno fino a Ferrazza di Crespadoro passando per le contrade di Campodalbero.

E quello che non fanno le acque del Chiampo lo fanno alcuni dei suoi affluenti sia nella valle che scende da Durlo che quelli che scendono da Campodalbero.[/vc_column_text][vc_gmaps link=”#E-8_JTNDaWZyYW1lJTIwc3JjJTNEJTIyaHR0cHMlM0ElMkYlMkZ3d3cuZ29vZ2xlLmNvbSUyRm1hcHMlMkZlbWJlZCUzRnBiJTNEJTIxMW0xNCUyMTFtMTIlMjExbTMlMjExZDIyMzE3Ljk0NzY5MDAyNjAxJTIxMmQxMS4xODUyMDg5MjE1Mjc5MDIlMjEzZDQ1LjYzOTM2MjI0MTE1MzY2JTIxMm0zJTIxMWYwJTIxMmYwJTIxM2YwJTIxM20yJTIxMWkxMDI0JTIxMmk3NjglMjE0ZjEzLjElMjE1ZTAlMjEzbTIlMjExc2l0JTIxMnNpdCUyMTR2MTU2MTMwMjI0MzYzNSUyMTVtMiUyMTFzaXQlMjEyc2l0JTIyJTIwd2lkdGglM0QlMjI2MDAlMjIlMjBoZWlnaHQlM0QlMjI0NTAlMjIlMjBmcmFtZWJvcmRlciUzRCUyMjAlMjIlMjBzdHlsZSUzRCUyMmJvcmRlciUzQTAlMjIlMjBhbGxvd2Z1bGxzY3JlZW4lM0UlM0MlMkZpZnJhbWUlM0U=”][vc_column_text] 

Fotografare l’acqua che scorre spinge a catturarne l’attimo, con tempi di esposizione molto rapidi per immobilizzare la singole goccia. Ma porta anche a creare quell’effetto setoso, con lunghi tempi di esposizione, come se l’acqua si fosse fermata per farmi ammirare meglio e spingerci a rilassarci ancor di più.

E l’acqua poi ha altre forme, oltre a quella liquida, perché diventa vapore, nebbia, foschia oppure diventa ghiaccio.

Queste foto, fatte nel corso degli anni, con attrezzature di varia qualità e con gradi diversi di perizia fotografica, provano a raccontare momenti dello scorrere dell’acqua del Chiampo e dei sui affluenti nelle varie stagioni.

 

La luce nel bosco spesso è difficile da gestire: molto buio unito a rasoiate di luce di sole che crea contrasti di luce che nessuna macchina fotografica può catturare.

Grazie a qualche software riusciamo a comprimere gamme tonali estese, recuperando dettaglio sia nelle ombre che nelle alte luci.

Arte mimetica per definizione, direbbe il vecchio Platone, imitazione infedele della realtà. Ma che importa se le foto riescono almeno a trasmettere quelle sensazioni di piacere, benessere e rilassatezza, che si sono vissute davanti allo scorrere reale dell’acqua.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_masonry_media_grid element_width=”3″ grid_id=”vc_gid:1561303210822-52234a07-3f51-8″ include=”3321,3319,3318,3317,3316,3315,3314,3313,3312,3311,3310,3309,3308,3307,3306,3305,3304,3303,3302,3301,3300,3299,3298,3297,3296,3295,3294,3293,3292,3291,3290,3289,3288,3287,3286,3285,3284,3283,3282,3281″][/vc_column][/vc_row]

Gole di Tolmin

Le Gole di Tolmin e i ricordi di papà e suocero

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[vc_row][vc_column][vc_column_text]Quante volte ho sentito parlare da mio padre di Tolmino. Aveva fatto lì il militare in un’altra era e in un altro mondo. Era il 1930 è Tolmino era ancora in Italia come lo era Caporetto luogo della drammatica disfatta dell’esercito Italiano nel 1917, che lì vicino a 16 chilometri.

Anche in quegli anni l’etnia prevalente era quella slovena, ma era comunque territorio italiano.

Anche il papà di mia moglie ha fatto il militare a Tolmino, giusto 10 anni dopo, a partire dal 1940.

All’ingresso in guerra dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale, nel 1941, venne trasferito direttamente da lì al fronte.

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale quella zona è diventata parte di quella che fu la Jugoslavia e, dopo la sua dissoluzione negli anni ’90, è oggi parte della Slovenia.

M’è sembrato giusto andarci, per capire se e cosa sia rimasto dei tempi andati e per provare a respirarne, nel caso, il clima.

 

L’impressione dopo un paio d’ore di visita è che non sia rimasto nulla di nulla. La storia di tante parti d’Europa è la storia di città e regioni passate nel corso del tempo da uno Stato all’altro, con il cambio di culture dominanti, di lingua e, talvolta, anche di religione.

Tolmino è solo un piccolo caso tra i tanti e neppure tra i più rilevanti di questi cambiamenti radicali.

Il nome in sloveno oggi è Tolmin (in friulano Tulmin, in tedesco Tolmein), così come Caporetto è diventata Kobarid (in friulano Cjaurêt, in tedesco Karfreit).

I nomi seguono le cose. Non pare esserci traccia della precedente presenza italiana. Non parliamo delle caserme che oltre 80 anni fa hanno ospitato mio padre e mio suocero.

È un piccolo paesotto di 12.000 anime abitato da sloveni che parlano la loro lingua ma non l’Italiano.

Invece tutte le persone incontrate, forse è un caso forse no, parlavano un ottimo inglese sia che si trattasse di giovani che di persone di mezza età.

Tolmino è brutto, con edifici nel centro del paese proprio brutti, della peggior architettura anonima che si possa immaginare.

Mi ha colpito il contrasto tra la bruttezza architettonica e la ottima padronanza dell’inglese delle persone incontrate unita a una generale gentilezza, disponibilità, simpatia.

 

L’attrazione principale di Tolmin oggi sono le Gole di Tolmin, all’interno del Parco Nazionale di Triglav.

Uno spettacolo della natura tra rocce, acque impetuose dai colori sovrannaturali, piante, fiori, cascate, grotte profonde.Basta un’ora di trekking leggero per provare questo piacere e pensare, melanconicamente, che questa sarebbe potuta essere ancora Italia.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_media_grid grid_id=”vc_gid:1556361032769-ab6ffb00-c917-7″ include=”3218,3217,3216,3215,3214,3213,3212,3211,3210,3209,3208,3207,3206,3205,3204,3203,3202,3201,3200,3199,3198,3197,3196,3195,3194″][/vc_column][/vc_row]

Flower at Parco Giardino Sigurtà

Fiori, fiori e ancora fiori al Parco Sigurtà

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[vc_row][vc_column][vc_column_text]Le foto di fiori non sono in genere molto considerate come fotografie che qualificano un fotografo. I siti di micro-stock dissuadono dall’inviarne: troppo facili da fare e ce ne sono troppe di già pubblicate.

Capita però di passare al Parco Giardino Sigurtà a Valeggio sul Mincio in Provincia di Verona, nel mese di aprile quando i 60 ettari di parco naturalistico diventano un festival di tulipani di tutti i colori. Da maggio partirà poi la stagione delle rose che si protrarrà fino a tutta l’estate.

Per quanto ti abbiano sempre detto quanto banale sia fotografare i fiori, non riesci a resistere e fotografi ogni aiuola, ogni angolo, ammaliato dai colori che una natura antropizzata ti trasmette.

Sì, perché di naturale inteso come “selvaggio” non c’è proprio nulla. C’è la straordinaria cultura botanica dell’uomo e una cura che seleziona di continuo nuove specie di fiori per trasmettere piacere ed emozioni.

Allora le foto diventano un riconoscimento al lavoro di chi ha creato i diversi tipi di tulipano e li ha disposti nelle aiuole del parco in modo da trasmettere sensazioni piacevoli di serenità e rilassatezza.

La molteplicità dei colori e delle forme parla da sola. Al fotografo rimane solo di darne cronaca con la giusta dose di ammirazione per il lavoro fatto dai botanici e giardinieri.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_media_grid grid_id=”vc_gid:1555876576053-191d1105-547b-6″ include=”3188,3187,3186,3185,3184,3183,3182,3181,3180,3179,3178,3177,3176,3175,3174,3173,3172,3171,3170,3169,3168,3167,3166,3165,3164,3163,3162,3161,3160,3159,3158,3157,3156,3155,3154,3153,3152,3151,3150,3149,3148,3147,3146,3145,3144,3143,3142,3141,3140,3139,3138,3137,3136,3135,3134,3133,3132,3131,3130,3129,3128,3127″][/vc_column][/vc_row]

“Sentiero del silenzio” a Campomuletto sull’Altopiano di Asiago

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[vc_row][vc_column][vc_column_text]“Il Sentiero del Silenzio, Porta della Memoria” si trova a Campomuletto, nel Comune di Gallio sull’Altopiano di Asiago (goo.gl/maps/1dwiHZXVPqt) in un ambiente montano di particolare bellezza.

É stato progettato dall’architetto Diego Morlin, su incarico del Comune di Gallo e inaugurato a fine 2008. La cura del sito è affidata alla cura degli Alpini di Gallio e Stoccareddo.

È un percorso di un paio di chilometri nel bosco a 1550 metri di altitudine dove sono state posizionate 10 opere d’arte contemporanea in luoghi che hanno visto alcune delle più sanguinose battaglie della prima guerra mondiale (www.sentierodelsilenzio.it).

Le 10 sculture, realizzate con materiali durevoli (bronzo, corten e pietra), sono state posizionate lungo un percorso di circa due chilometri che entra ed esce dal bosco e che consente al visitatore di immergersi in punta di piedi tra natura e storia coinvolgendolo con un forte impatto emotivo.

I nomi sono delle opere d’arte sono altamente evocativi (Pace ritrovata,Pietà, Speranza, Lettere, Testimoni, Eserciti, Fiori vivo, Labirinto nero, Gli Immortali, Frutti gloriosi).

Il sito si raggiunge salendo da Gallio, in provincia di Vicenza, verso Campomulo proseguendo poi per Campomuletto, si parcheggia presso l’omonimo rifugio (goo.gl/maps/1dwiHZXVPqt) e si imbocca il sentiero.

È una passeggiata che richiede poco sforzo e che consente, in circa un’ora, di apprezzare le varie installazioni artistiche in un museo a cielo aperto in uno stupendo contesto naturale.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_masonry_media_grid grid_id=”vc_gid:1530994656247-3eebe4a1-5298-8″ include=”2959,2958,2957,2956,2955,2954,2953,2952,2951,2950,2949,2948,2947,2946,2945,2944,2943,2942,2941,2940,2939,2938,2937,2936,2935,2934,2933,2932,2931,2930,2929,2928″][/vc_column][/vc_row]

Durona Trail 2018

Facce da corsa in montagna: Durona trail 2018

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[vc_row][vc_column][vc_column_text]Facce di atleti ed amatori in un corsa molto impegnativa in montagna.

Si mescolano fatica, divertimento, ironia, passione, sforzo, in modo molto vario come è vario l’approccio di chi ha corso su e giù per le montagne un trail running(Durona Trail 2018).

Il trail running è una specialità della corsa a piedi che si svolge in ambiente naturale, per lo più su sentieri, con limitati tratti asfaltati che non superano il 20% del percorso totale.

I percorsi sono di solito piuttosto lunghi e con dislivelli importanti sia in salita che in discesa.

Normalmente questa attività è caratterizzata da una considerevole lunghezza dei percorsi oltre che dal superamento di dislivelli importanti, tanto positivi che negativi.

Durona Trail è la competizione che si svolge nell’incantevole scenario della Valle del Chiampo. Il nome “Durona” deriva dalla varietà di ciliegie “durone” per le quali Chiampo e la sua valle sono giustamente famose. La corsa si tiene all’interno della Festa delle ciliegie e ne è uno dei momenti più significativi.

Durona Trail 2018” si è corsa il 9 giugno su diverse lunghezze. Nella versione completa ed impegnativa gli atleti hanno percorso 60 km con 3200 metri di dislivello. Partenza ed arrivo a Chiampo con un percorso passato per Bolca, Durlo, Campodalbero, La Piatta, Compogrosso, Passo Santa Caterina.

Massima altitudine sul Monte Campetto a 1.660 m.

Un percorso molto impegnativo con appena il 7% di strade asfaltate e con il 35% di single track e il 58% di fuori strada.

Il percorso intermedio (“Durona short Trail”) è stato invece di 39 km con dislivello di 1.850 m in salita e 2.500 m in discesa con partenza è Durlo di Crespadoro sul percorso della competitione completa.

 

Il supporto fotografico è stato dato dal Circolo Fotografico Arzignano (www.facebook.com/cfarzignano/) che ha disposto 12 fotoamatori lungo il percorso di gara e io sono stato uno dei 12 volontari.

Le foto riportate sono state fatte in località Campodalbero di Crespadoro, sul sentiero 208 che congiunge la Contrada Molino con il Rifugio Bertagnoli in località La Piatta.

Attrezzatura: Canon 7D, Obiettivo Canon 70-200mm f2.8L IS II USM, Flash Canon 580 EX II con diffusore.

Dati di scatto: ISO 1000, 1/500 sec.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_masonry_media_grid grid_id=”vc_gid:1528711290934-16bce749-9508-0″ include=”2904,2903,2905,2901,2900,2899,2898,2897,2896,2895,2894,2893,2892,2891,2890,2889,2888,2887,2886,2885,2884,2883,2882,2881,2880,2879,2878,2877,2876,2875,2874,2873,2872,2871,2870,2869,2868,2867,2866,2865,2864,2863,2862,2861,2860,2859,2858,2857,2856,2855,2854,2853,2852,2851,2850,2849,2848,2847,2846,2845,2844,2843,2842,2841,2840,2839,2838,2836,2902,2834,2833,2832,2831,2830,2829,2827,2826,2825,2824,2823,2822,2821,2820,2819,2818,2817,2816,2815,2814,2812,2811,2809,2808″][/vc_column][/vc_row]

Atalya mine in Minas Riotinto, Andalusia, Spain

Miniera Atalaya a Minas Riotinto: un paesaggio marziano in Andalusia.

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[vc_row][vc_column][vc_column_text]Visitare Minas Riotinto, provincia di Huelva, Andalusia, Spagna (https://www.google.com/…/@37.7013457,-6.59561…/data=!3m1!1e3) vuol dire affrontare un luogo estremo dove la natura e l’opera dell’uomo hanno contribuito a creare uno scenario unico.
Luogo di rara concentrazione di metalli pregiati, con il rame a farla da protagonista ma anche ferro, argento, oro. 
Il primo sfruttamento minerario dell’area data dal 3000 avanti Cristo, quindi 5000 anni fa, con un crescendo che avrebbe portato alla esplosione della estrazione sotto la proprietà inglese delle miniere dal 1873 fino al 1954, tornate in quell’anno sotto il controllo spagnolo.
Il rosso è il color prevalente, rosso dell’ossido di ferro, ma rosso anche del sangue dei tanti morti nel lavoro in miniera, dei morti per l’inquinamento prodotto dai procedimenti di produzione dei metalli o per la strage del 1888, quando la polizia sparò sui minatori inermi e sulle loro famiglie con oltre 200 vittime.
Negli anni recenti è ripresa la attività di scavo sull’onda della crescita del prezzo del rame, dopo anni di abbandono.

Oggi è un luogo da vedere pensando, come stato scritto, ad un “paesaggio marziano in Andalusia”.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_masonry_media_grid grid_id=”vc_gid:1503824018581-082f9d2b-c491-4″ include=”2721,2720,2719,2718,2717,2716,2715,2714,2713,2712″][/vc_column][/vc_row]